Senensis


“Senensis” propone un progetto di rilancio dell’attività produttiva dell’economia locale della città di Siena, a costituire un volano di espansione economica della sua intera omonima provincia. Il finanziamento delle attività produttive si realizzerebbe mediante conferimenti privati – e non pubblici – in un fondo che si impegni di finanziare la nuova costituzione di attività d’impresa volta a produrre beni e servizi tradables cioè scambiabili sui mercati internazionali, in modo tale sia da generare remunerazione da lavoro a finanziare i consumi domestici da una parte che a stimolare elevati livelli di produttività del lavoro e competitività dell’export dell’economia locale – affinché si mantenga uno stabile credito commerciale verso l’estero dall’altra.

Altrimenti, qualora la cittadinanza non desiderasse individuare una soluzione alla grave crisi che ha colpito sia la città che la sua provincia, allora i soci finanziatori del fondo potrebbero egualmente finanziare attività produttiva fuori dall’eurozona, beneficiando di una valuta euro in rafforzamento qualora questa beneficiasse di una rivalutazione indotta da afflussi di capitali dall’estero verso l’eurozona.

Perciò la sua costituzione risulterebbe vantaggiosa nel caso di qualunque esito politico, quindi meritevole di scrupolosa attenzione e valutazione.

Nei trattati costitutivi dell’Unione Europea come nel Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea si concede ai popoli che abitino la suddetta Unione che sia dall’attività d’impresa che si generino i beni e servizi in un regime di competizione nel mercato unico, affinché si raggiunga un incremento del benessere dei consumatori. Nel rispetto delle opportunità concesse e regolamentate dalle direttive e regolamentazioni dei fondi d’investimento dell’Unione Europea, la generazione under45 valuterebbe se tale opportunità possa portare benefici all’economia del territorio come alla crescita economica, sociale e professionale degli under45.

Perciò la sfida epocale che gli under45 si trovano a cogliere sta nell’individuare un veicolo finanziario, un fondo, in cui far convergere il potenziale degli under45 in termini di conferimento di capitale da destinare all’investimento produttivo, al fine di costituire un nuovo sistema finanziario che generi credito addizionale allo scopo di finanziare a sua volta nuova attività produttiva competitiva a livello internazionale in termini di esportazione di beni e servizi.

Chiunque fosse interessato a contribuirvi e svilupparlo può contattare l’autore a: info.senensis@gmail.com

Si segnala la lettura della Guida al Funzionamento del Sistema Finanziario come delle ipotesi riguardo la possibile evoluzione del sistema economico e finanziario italiano.


 
Breve Nota economica:

Le condizioni del sistema economico odierno, sia domestico che dell'eurozona, sono influenzate dalle seguenti dinamiche:
-          Globalizzazione e mercati aperti
-          Valuta di riserva mondiale euro
-          Stagnazione del mercato domestico
-          Tassi d’interesse zero o quasi zero
-          Espansione del bilancio delle banche centrali
-          Elevati livelli di risparmio delle famiglie
-          Elevati livelli di debito di banche, società finanziarie e governi, in alcune economie anche delle famiglie
-          Espansione delle economie emergenti – finanziata a debito e con flussi di capitali dall’estero
-          Contrazione demografica in occidente
-          Crescita demografica nelle economie emergenti e quelle in via di sviluppo
-          Indebitamento pubblico e privato in occidente
-          Fragilità del sistema finanziario a un rialzo dei tassi per via di bassa redditività ed elevata leva finanziaria
-          Fragilità e crisi del debito pubblico e dello stato sociale per ragioni demografiche
-          Insostenibilità e crisi del sistema pensionistico per ragioni demografiche
-          Immigrazione di sostituzione o rimpiazzo

Nel caso specifico dell’economia italiana, le maggiori fragilità economiche e finanziarie sono riconducibili ai seguenti fattori:
-          Un cambio fisso con le economie dell’Europa continentale, nonostante i diversi tassi di crescita della produttività del lavoro quindi della competitività del settore industriale da esportazione;
-          La ridenominazione del debito dalla valuta debole lira alla valuta forte euro, rivalutando di fatto il valore reale del debito;
-          L’adozione di austerity fiscale – mediante svalutazione interna quindi deflazione salariale – per ridurre i consumi domestici, anche di prodotti importati dall’estero, al fine di mantenere un saldo positivo del conto delle partite correnti;
-          L’adozione di una politica monetaria espansiva volta a indebolire la valuta quindi a rendere più competitive le esportazioni verso l’estero, oltre a ridurre i tassi d’interesse e ad inflazionare il prezzo degli attivi;
-          Il saldo commerciale con l’estero viene consolidato scoraggiando le importazioni piuttosto che rilanciando la competitività internazionale delle esportazioni attraverso la produttività del lavoro;
-          La dipendenza da tassi d’interesse artificialmente bassi nel rifinanziamento del debito;
-          Un sistema pensionistico pubblico che assorbe buona parte del gettito fiscale;
-          Un costante invecchiamento della popolazione;
-          Un lento declino demografico.

Nella Guida al Funzionamento del Sistema Finanziario (link) si spiega il funzionamento del sistema finanziario nel suo insieme, mentre le ipotesi (link) sulla possibile evoluzione futura del ciclo economico e finanziario per l’Italia e la periferia dell’eurozona si trovano a questo link.

Il Progetto

L’adesione alla valuta unica e gli effetti della crisi finanziaria globale del 2008-2009, come della crisi del debito sovrano e bancario dell'eurozona che ne è seguita, hanno scoperto le fragilità del sistema economico finanziario della periferia meridionale dell’eurozona e le debolezze che seguono.

Una consistente riduzione dei tassi d’interesse a zero o quasi zero pressoché in ogni economia occidentale, fatta eccezione degli USA che hanno avviato un debole percorso prima di riduzione delle politiche monetarie ultraespansive di allentamento monetario o “quantitative easing” e in seguito di rialzo dei tassi d’interesse, nonostante le implicazioni che una stretta monetaria potrebbe avere su di un mercato del credito sovraespanso e una consistente inflazione dei mercati finanziari dai minimi del 2009 ad oggi. Nel caso incorresse una nuova crisi finanziaria globale, dati i bassi tassi d’interesse odierni, le banche centrali potrebbero portare i tassi addirittura in negativo, qualora occorresse espandere la politica monetaria per stimolare il credito in condizioni di emergenza finanziaria come durante la crisi del 2008. L’introduzione di eventuali tassi negativi cambierebbe la predisposizione degli investitori under45 e la loro percezione al rischio nei confronti di settori e mercati ad elevato potenziale di crescita e quindi di rendimento, che ad oggi vengono ancora considerati “esotici”.

Un appiattimento dei redditi della generazione under45, dovuto ad una bassa produttività media del lavoro, ad investimenti in attività economiche poi rivelatesi non redditizie. Il sistema economico italiano si è rivelato conservatore, legato ad un modello economico di pianificazione e centralizzazione burocratica, poco incline ad investire in innovazione e a conquistare nuovi mercati attraverso la costituzione di nuove imprese destinate all’export, quindi generalmente incapace – salvo le eccezioni – di competere coi nuovi mercati dinamici delle giovani economie asiatiche. La scarsità di imprese competitive ha quindi generato livelli massicci di disoccupazione e la sottoccupazione che ne è derivata ha drasticamente abbassato i salari di riserva a cui le nuove generazioni accettano di essere stipendiate.

Un sensibile calo demografico con una generazione di under45 meno numerosa di quella che la precede, con una contrazione demografica “a collo di bottiglia” e una progressiva concentrazione della ricchezza della generazione precedente avviatasi a partire dallo scorso decennio e che potrebbe completarsi nell’arco del prossimo decennio. Questo genererebbe una nuova classe sociale costituita da possessori di capitali consistenti che percepirebbero la necessità di un flusso di informazioni aggiornate riguardo le opportunità e le occasioni di impiego di capitale che un’economia aperta e globale in continua trasformazione potrebbe offrire, oltre all’analisi dei benefici e dei costi che eventuali scelte di investimento possono comportare in considerazione del rischio Paese, rischio insolvenza, rischio inflazione, rischio svalutazione della valuta, rischio politico delle economie potenzialmente destinatarie.

L’adesione all’euro ha consentito la ridenominazione del risparmio in una valuta forte, non svalutabile, anzi rivalutabile in termini reali rispetto al valore reale dei salari in termini di beni di consumo grazie alla deflazione tecnologica, della globalizzazione della produzione, alla flessibilizzazione del lavoro, alle politiche di libero mercato unico e alle politiche migratorie che hanno prodotto il finanziamento di capacità produttiva in eccesso e una generale deflazione dei salari come dei prezzi. Inoltre l’euro è oggi valuta di riserva globale e consente di effettuare consumi e finanziare investimenti su scala planetaria, offrendo opportunità di investimento agli under45 italiani un tempo impensabili.

Inoltre l’afflusso di capitali (occorso dal 2002 al 2008) dall’estero verso l’area valutaria euro che è valuta di riserva mondiale ne ha rafforzato il cambio rispetto ad altre valute, quindi nelle fasi di crisi valutaria del dollaro la valuta euro viene accumulata dalle economie esportatrici al posto del dollaro statunitense, offrendo l’opportunità di espandere il ciclo finanziario dell’eurozona e finanziare i consumi interni quindi la domanda domestica. Finanziando perciò l’indebitamento sia pubblico che privato per consumi come per investimenti, generando inflazione degli attivi e innalzamento del tenore di vita dell’eurozona.

L’integrazione economica europea nel mercato unico ha esposto le piccole e medie imprese italiane alla concorrenza dei grandi complessi industriali dell’eurozona “core” settentrionale che beneficiano di maggiori economie di scala, accesso al credito più favorevole per via dei minori tassi d’interesse e una minore pressione fiscale dovuta al minore indebitamento pubblico. La concorrenza delle esportazioni dell’area “core” dell’eurozona ha eroso i margini mediante la concorrenza al ribasso sui prezzi di mercato, esercitando una forte pressione per la riduzione dei salari, portando a una contrazione dei livelli di produzione e alla ristrutturazione dell’attività d’impresa ai danni dei livelli occupazionali.

Le recenti bolle immobiliari e crisi bancarie degli attivi patrimoniali degli intermediari dell’economia italiana che queste hanno generato hanno posto la questione sulla effettiva capacità del sistema bancario di intermediare il risparmio verso progetti d’investimento orientati al perseguimento di un rendimento economico sufficiente a ripagarne il debito originario oltre a contribuire alla crescita della produttività del lavoro, quindi dei redditi da lavoro come dei livelli occupazionali, nell’interesse del benessere dell’economia domestica.

Inoltre l’invecchiamento della popolazione, il calo demografico e la contrazione della produzione domestica aggregata causata dall’apertura del mercato locale alla concorrenza internazionale ha portato ad una pesante deflazione, sia dei prezzi al consumo che degli attivi patrimoniali come ad una depressione dei salari e dei tenori di vita. In questo scenario le decisioni di investimento vengono rimandate, per via dell’incertezza sui margini di profitto futuri, con una generale preferenza per la liquidità che esercita ulteriore deflazione secondo quanto Keynes definiva nel suo paradosso del risparmio (“paradox of thrift”).

Si aggiunge il fatto che la correzione del deficit del conto delle partite correnti (-3.4% del PIL italiano nel 2010) sia stata raggiunta mediante la combinazione di politiche monetarie ultraespansive destinate alla svalutazione della valuta euro e di politiche fiscali restrittive con una austerity volta a ridurre i consumi domestici, in particolare di beni e servizi importati dall’estero – allo scopo di rilanciare le esportazioni e ridurre le importazioni mediante il ricorso ad una valuta debole che riducesse il potere d’acquisto reale oltre alla riduzione del reddito disponibile per i consumi domestici.

Negli scorsi decenni a partire dall’integrazione monetaria europea degli anni Novanta, si è andato strutturando il seguente sistema socioeconomico ed occupazionale nell’economia italiana. Una generazione a media produttività del lavoro si è andata impiegando in occupazione rigida di tipo burocratico a scarsa generazione del valore aggiunto, piuttosto che intraprendere nuove attività d’impresa che potrebbero contribuire all’incremento del benessere e alla generazione di nuove forme di reddito aggiuntivo oltre che occupazione addizionale.

A questa si aggiunge appunto un’altra generazione, quella degli under45, che è potenzialmente ad elevata produttività per via dei livelli elevati di istruzione e formazione universitaria che possiede, come della capacità di interagire con nuovi mercati attraverso le nuove tecnologie, ma per la struttura dicotomica dell’economia domestica è sotto-mansionata, sottoccupata o sottopagata o non impiegata – quindi impossibilitata di generare valore aggiunto e contribuire all’incremento della produttività del lavoro a beneficio della competitività internazionale del sistema economico. Nonostante ci si possa sforzare per inserire gli under45 nell’economia della “first premier league” degli over45, la riluttanza del capitale finanziario a finanziare le attività rigide e di tipo burocratico che non generano valore aggiunto con cui servirne l’indebitamento impossibilita di fatto un graduale riassorbimento degli under45 - che si trovano da oltre un decennio in un “limbo economico generazionale” – nei settori storici di impiego degli over45.

Si propone quindi di coinvolgere gli under45 della Provincia di Siena e d’Italia al finanziamento di un fondo d’investimento che capitalizzi un nuovo sistema bancario e finanziario locale. Questo andrebbe a finanziare a sua volta attività d’impresa innovative che realizzino progetti ad elevato valore aggiunto nel settore del terziario avanzato, beneficiando di un probabile afflusso di capitali esteri verso l’eurozona, che inflazionerebbero il valore degli attivi patrimoniali ed espanderebbero la domanda interna, rendendo la fase di avvio del progetto più semplice e favorevole al suo successo imprenditoriale (Bindi Hypothesis).

Il finanziamento di attività d’impresa consentirebbe di iniettare nuova liquidità nel sistema economico domestico depresso da un decennio di forte crisi, diffondere fiducia nell’economia domestica, includere nel tessuto produttivo la generazione di under45 attraverso l’opportunità di realizzare nuova attività d’impresa.

In conclusione o si accetta l’economia del mercato unico europeo, con i suoi pregi e i suoi immancabili difetti da correggere e alleviare come la redistribuzione del reddito e la riduzione della diseguaglianza e disoccupazione involontaria, oppure si intervenga quanto prima a sospendere l’adesione dell’economia italiana sia al mercato unico che alla valuta unica. Perché dei due modelli economici, ne possiammo adottare solo uno; sebbene non si veda alcuno all’orizzonte fare la fila per adottare la seconda ipotesi..



Allocazione di Investimento estero da aree economiche in crisi finanziaria e valutaria verso l’area valutaria di riserva euro (BindiHypothesis) (Fase -2)

Flusso di capitali in entrata da area dollaro USA e da economie emergenti verso la valuta “safe haven” euro in rafforzamento (BindiHypothesis) (Fase -1)

Siena Financial Center – Fondo Senensis (Fase 0)

Finanziamento di nuova attività d’impresa del terziario avanzato – Siena Times, Siena Export, Siena Rating, Siena Fintech, Siena Cyber Security - ad elevata produttività del lavoro (Fase 1)

Generazione di redditività attraverso l’export, cioè la vendita all’estero dei servizi sofisticati e ad elevato valore aggiunto che siano prodotti

Accumulo di credito con l’estero che stabilizzi il sistema bancario e finanziario domestico e consenta di effettuare spesa pubblica deficitaria, sostenendola da eventuali crisi cicliche di finanziamento del debito

Finanziamento di Investimenti dalla valuta forte euro verso area dollaro ed economie emergenti, le cui valute si prevede sarebbero indebolite a causa dell’uscita dei capitali e deflazione degli attivi patrimoniali (Bindi Hypothesis) (Fase 2)

Siena Microcredit
 

Le Imprese di “Senensis”

 

Il fondo “Senensis” sarebbe finanziato dagli investitori dell’economia domestica e sua volta finanzierebbe nuovi progetti d’investimento in attività d’impresa ad elevata produttività e capacità di competere presso i mercati internazionali.

Il fondo “Senensis” diffonderebbe i valori della comunità locale e l’unicità del patrimonio storico e culturale della città di Siena nel mondo, attraverso l’attività d’impresa e la libera iniziativa imprenditoriale operante nell’economia aperta e globale. “Senensis” non intermedierebbe le risorse degli under45 per il finanziamento di attività imprenditoriali – in una prima fase nella dimensione locale del territorio, in una seconda fase nella dimensione globale delle economie emergenti – bensì consentirebbe agli under45 che desiderino misurarsi in progetti d’investimento di parteciparvi personalmente e distinguersi nei campi mediatico, logistico, della sicurezza informatica, delle tecnologie finanziarie e della reportistica e rating finanziario. Trattandosi di progetti basati sulla sostanziale disintermediazione, sarebbero i singoli individui a costituire gli attori essenziali delle iniziative che diffonderebbero i valori e la storia di Siena nel mondo.

Il dinamismo, la duttilità, la volitività, l’intraprendenza degli under45 restituirebbero alla città di Siena e alla sua comunità cittadina quella dignità economica, imprenditoriale e morale che a diritto le spetta, collocandola tra quelle comunità che sono stati grandi nella storia e – non soddisfatti dei successi del passato – desiderano impegnarsi per un futuro ancora più denso di opportunità, prospettive e benessere.

Tra le attività che si propongono di finanziare attraverso il fondo “Senensis”, figurano The Siena Times, Siena Export, Siena Cyber Security, Siena Fintech e Siena Rating.

The Siena Times offrirebbe servizi di media online in lingua inglese, focalizzandosi sulle notizie economiche, finanziarie e politiche, internazionali e locali, offrendo anche informazioni aggiornate riguardo l’inserimento nella comunità sociale e tessuto economico locale oltre che le informazioni riguardo i professionisti operanti nei settori legale, fiscale, tributario, notarile, immobiliare, sanitario ecc. The Siena Times consentirebbe ai potenziali investitori dall’estero di raccogliere informazioni riguardo le opportunità, i costi, le debolezze dell’economia locale, gli stili e la qualità di vita, le possibilità d’inserimento professionale, la tassazione, la burocrazia, la gestione immobiliare, comodamente mediante la rete. I video e le immagini offrirebbero un contatto con la dimensione visiva dell’economia locale, dei suoi professionisti e del suo sistema socioeconomico.
L’investitore tipico che usufruirebbe di The Siena Times sarebbe un over30, con un patrimonio al di sopra di 500k euro, sia extra europeo che proveniente dall’eurozona “core” settentrionale, interessato a diversificare il proprio patrimonio realizzando un investimento privato nella periferia dell’eurozona, beneficiando di un euro debole e di attivi patrimoniali deprezzati. Questo si realizzerebbe a maggior ragione qualora la periferia dell’eurozona dovesse beneficiare di afflussi di capitali dall’area del dollaro come dalle economie emergenti. The Siena Times consentirebbe di collegare attraverso la rete l’economia domestica con un potenziale illimitato di investitori interessati, soprattutto in una fase di afflusso di capitali verso l’eurozona.

Siena Export sarebbe impegnata nella collocazione dei prodotti della manifattura locale, consentendo alle imprese di individuare clienti presso l’economia globale che si è loro aperta nel nuovo mercato unico mondiale. Questo consentirebbe la crescita dimensionale della scala produttiva delle imprese locali attraverso l’individuazione di nuovi mercati verso cui destinare gli incrementati livelli di produzione locale. I maggiori utili conseguiti dalle imprese sarebbero reinvestiti per accrescere la scala produttiva, incrementare la produttività del lavoro quindi la competitività internazionale delle loro merci.

Siena Cyber Security si occuperebbe del settore in forte crescita della sicurezza informatica, offrendo servizi principalmente al settore aziendale e finanziario. Protezione di dati sensibili, internet-of-things, sicurezza di “devices” quali smartphone, server, pc; sviluppo di databases e mining in applicazione della blockchain. Inoltre il supporto alle transazioni finanziarie, come le rimesse dall’estero verso l’economia domestica, da effettuare mediante blockchain a costi di transazione trascurabili.

Siena Fintech sarebbe impegnata nel settore ed elevato pontenziale della blockchain e delle nuove tecnologie finanziarie alla base delle moderne criptovalute. Si promuoverebbe la realizzazione inizialmente a livello sperimentale delle “initial coin offering”, volte a finanziare un progetto d’investimento tramite la rete, possibilmente in una economia emergente. Questo per testare la possibilità di 1. Attrarre nuovi investitori dal mercato globale 2. Reperire risorse necessarie al finanziamento del progetto d’investimento 3. Ridurre i costi di transazione 4. Destinazione di parte dell’utile in qualità di dividendo ai possessori dei coin a remunerazione del capitale. (per una conoscenza più approfondita delle opportunità offerte dal fintech, si consiglia la lettura di The FinTech Opportunity, Thomas Philippon, BIS Working Paper No. 655, August 2017)

Siena Rating consentirebbe, in una economia globale e finanziarizzata, di attribuire un rating ai prodotti finanziari e alle financial securities, sia privati che pubblici, al fine di assistere gli investitori nell’attività d’investimento. Questo genererebbe sia un valore aggiunto per l’investitore che disporrebbe di informazione indipendente di tipo finanziario che per la società di rating che rivestirebbe un ruolo sociale assicurando il funzionamento del mercato da parte degli investitori che ne parteciperebbero. L’affermazione della Siena Rating nel campo internazionale del rating sarebbe rilevante negli interessi strategici finanziari e imprenditoriali dell’economia locale come nazionale italiana, affinché possa affermarsi un’agenzia di rating italiana volta ad esercitare il “soft power” del Paese in termini di deterrenza a potenziali speculazioni finanziarie che potrebbero coinvolgere – deprezzandoli nel loro valore di mercato – gli attivi finanziari e patrimoniali tangibili domestici nel caso si verificassero attacchi speculativi dall’esterno.

Comments

Popular Posts